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Oltre il risultato | Puntata 2: la partita non è ancora iniziata, ma nella tua testa stai già giocando

 19/10/2026 Letto 123 volte

Categoria:    Vari
Autore:    Redazione
Società:    VARIE





Ci sono partite che iniziano molto prima del fischio dell’arbitro. Sei ancora nello spogliatoio, ti stai preparando, sistemi le ultime cose, ascolti le indicazioni dell’allenatore e intorno a te c’è il solito movimento che precede una gara. Eppure, mentre fisicamente sei ancora lì, con la testa potresti essere già molto più avanti.

Cominciano ad arrivare pensieri come: “E se oggi sbaglio?”, “E se non riesco a entrare bene in partita?”, “E se faccio un errore importante?”. A volte ci chiediamo persino cosa penserà l’allenatore, come reagiranno i compagni o cosa succederà se la partita non dovesse andare come immaginiamo.

È un meccanismo molto comune. Prima di una gara la mente cerca di anticipare quello che potrebbe succedere, quasi volesse prepararci a ogni possibilità. Il problema nasce quando questa anticipazione diventa una vera e propria partita giocata nella nostra testa, spesso con scenari tutt’altro che positivi.
In quel momento non stiamo più pensando a ciò che possiamo fare, ma a ciò che potrebbe accadere. E senza rendercene conto iniziamo a utilizzare energie mentali ancora prima che la gara sia iniziata.

Nel lavoro con gli atleti mi capita spesso di vedere proprio questo: non sempre la paura è quella di perdere. Molto più spesso c’è la paura di sbagliare, di deludere qualcuno, di non riuscire a fare in partita quello che durante la settimana sembrava naturale o di sentirsi giudicati dopo un errore.
Quando la testa comincia ad andare troppo avanti, una delle cose più utili è riportarla su una domanda molto semplice: “Cosa posso controllare adesso?”.

Il risultato finale non posso controllarlo. Non posso sapere come giocherà l’avversario e nemmeno posso avere la certezza che durante la partita non commetterò errori. Posso però scegliere con quale atteggiamento entrare in campo, quanto comunicare con i miei
compagni, come affrontare la prima azione e soprattutto come reagire a ciò che succederà.
È qui che cambia il focus. Invece di pensare a tutto quello che potrebbe andare storto, posso riportare l’attenzione su qualcosa di concreto e immediato.

Prima di una partita, per esempio, può essere utile scegliere due o tre aspetti semplici sui quali concentrarsi nei primi minuti: giocare con semplicità, comunicare, essere presenti sull’azione successiva. Non sono obiettivi spettacolari e forse proprio per questo funzionano: sono controllabili.
A volte si pensa che la gestione della pressione richieda necessariamente tecniche complesse. In realtà, una parte importante del lavoro mentale consiste proprio nel riuscire a semplificare e a tornare su quello che sta succedendo in quel preciso momento.

La mente proverà comunque ad andare avanti, perché è nella sua natura. Il punto non è eliminare tutti i pensieri, ma imparare ad accorgersi quando ci stanno portando troppo lontano dal presente e riuscire a tornare dove serve davvero.
Perché una partita non si gioca pensando contemporaneamente a tutto quello che potrebbe accadere nei prossimi quaranta minuti.
Si gioca affrontando bene ciò che sta succedendo adesso.

Veronica Trapletti - MentalUp
 





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