Oltre il risultato | Puntata 2: la partita non è ancora iniziata, ma nella tua testa stai già giocando
Ci sono partite che iniziano molto prima del fischio dell’arbitro. Sei ancora nello spogliatoio, ti stai preparando, sistemi le ultime cose, ascolti le indicazioni dell’allenatore e intorno a te c’è il solito movimento che precede una gara. Eppure, mentre fisicamente sei ancora lì, con la testa potresti essere già molto più avanti.
Cominciano ad arrivare pensieri come: “E se oggi sbaglio?”, “E se non riesco a entrare bene in partita?”, “E se faccio un errore importante?”. A volte ci chiediamo persino cosa penserà l’allenatore, come reagiranno i compagni o cosa succederà se la partita non dovesse andare come immaginiamo.
È un meccanismo molto comune. Prima di una gara la mente cerca di anticipare quello che potrebbe succedere, quasi volesse prepararci a ogni possibilità. Il problema nasce quando questa anticipazione diventa una vera e propria partita giocata nella nostra testa, spesso con scenari tutt’altro che positivi.
In quel momento non stiamo più pensando a ciò che possiamo fare, ma a ciò che potrebbe accadere. E senza rendercene conto iniziamo a utilizzare energie mentali ancora prima che la gara sia iniziata.
Nel lavoro con gli atleti mi capita spesso di vedere proprio questo: non sempre la paura è quella di perdere. Molto più spesso c’è la paura di sbagliare, di deludere qualcuno, di non riuscire a fare in partita quello che durante la settimana sembrava naturale o di sentirsi giudicati dopo un errore.
Quando la testa comincia ad andare troppo avanti, una delle cose più utili è riportarla su una domanda molto semplice: “Cosa posso controllare adesso?”.
Il risultato finale non posso controllarlo. Non posso sapere come giocherà l’avversario e nemmeno posso avere la certezza che durante la partita non commetterò errori. Posso però scegliere con quale atteggiamento entrare in campo, quanto comunicare con i miei
compagni, come affrontare la prima azione e soprattutto come reagire a ciò che succederà.
È qui che cambia il focus. Invece di pensare a tutto quello che potrebbe andare storto, posso riportare l’attenzione su qualcosa di concreto e immediato.
Prima di una partita, per esempio, può essere utile scegliere due o tre aspetti semplici sui quali concentrarsi nei primi minuti: giocare con semplicità, comunicare, essere presenti sull’azione successiva. Non sono obiettivi spettacolari e forse proprio per questo funzionano: sono controllabili.
A volte si pensa che la gestione della pressione richieda necessariamente tecniche complesse. In realtà, una parte importante del lavoro mentale consiste proprio nel riuscire a semplificare e a tornare su quello che sta succedendo in quel preciso momento.
La mente proverà comunque ad andare avanti, perché è nella sua natura. Il punto non è eliminare tutti i pensieri, ma imparare ad accorgersi quando ci stanno portando troppo lontano dal presente e riuscire a tornare dove serve davvero.
Perché una partita non si gioca pensando contemporaneamente a tutto quello che potrebbe accadere nei prossimi quaranta minuti.
Si gioca affrontando bene ciò che sta succedendo adesso.
Veronica Trapletti - MentalUp
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